L’autore

Per molti anni ho fotografato cose che le persone non capivano,
a volte capovolgevano le opere per guardarle o le pubblicavano sui cataloghi delle mostre a testa in giù.
Erano sempre soggetti inanimati: muri, finestre, gradini, cupole. La presenza dell’uomo della donna
era lasciata a un’inarrivabile poesia personale che diceva a me stesso che di là erano passati
uomini e donne, Ulissi e Penelopi. Poi ho cominciato a fotografare spose e sposi, veri,
non più del mito e nemmeno immaginabili attraverso un chiodo imbiancato a calce.
Erano vivi e davanti a me! E così le ho ritrovate quelle tracce e le ho rese visibili,
comprensibili n
ello splendore felice di un sorriso,
di una lacrima, di una stoffa preziosa.

 

ICO GASPARRI – Autobiografia – Sono nato nel 1959 a Cava de’ Tirreni e sono stato archeologo fino al 1992, anno in cui l’archeologia mi ha lasciato. Ho cominciato a fotografare per caso nel 1975, trovando come regalo della Befana una piccola macchina fotografica. L’ho presa e l’ho maneggiata con scetticismo perché mai prima avevo pensato di scattare fotografie. E mai più, dopo quella mattina, ho pensato di smettere!

In due anni mi sono appassionato abbastanza da passare al primo apparecchio professionale che mi accompagna ancora oggi, insiema a macchine più moderne, a pellicola e digitali. Ho cominciato scattando fotografie ai pastori del presepe del mio paese e subito dopo alle finestre di alluminio anodizzato che devastavano il nostro territorio.

È nata così la mia vocazione per la fotografia sociale: scattare foto per raccontare agli altri cosa stesse succedendo di brutto in situazioni e luoghi che non potevano essere visti tutti insieme. Dopo poco ho sentito che la denuncia documentaristica non mi bastava, volevo raccontare delle storie che potessero far pensare e commuovere, insomma, scrivere poesie con la luce. La prima fase di queste nuove riprese concettuali ha interessato le linee, la materia e i volumi architettonici del Mediterraneo e ha generato le mostre Architetture disegnate – Bianco Mediterraneo – Frammenti metaurbani – Marocco! (Questa del punto esclamativo è una mia costante che tornerà anche nel titolo del libro su Capri – e vuole comunicare una sorpresa, uno sguardo fuori dai luoghi comuni. Il mio Marocco appare perciò limpido, nitido, splendido, bianco nelle sue linee. E silenzioso. Niente concessioni al turismo). Dal 1990 ho cominciato a fotografare con quella che è diventata per me una persona di famiglia, una Pentax 6 x 7, un pesante apparecchio concepito più di 50 anni fa e ancora in servizio, che riesce (forse) a capire e tradurre i miei versi prima ancora che io stesso li abbia messi a fuoco. Il 1990 è anche l’anno in cui mi sono trasferito a vivere a Milano ed ho cominciato a scattare le fotografie della mia serie più lunga, Chi è il maestro del lupo cattivo? ricerca dedicata alle radici culturali della violenza sulla donna nelle pubblicità stradali. La mia strategia di ricerca era la stessa delle finestre anodizzate di tanti anni prima: documentare – questa volta in maniera più artistica, cioè creando immagini di maggior valenza estetica – un oltraggio che si compiva sotto gli occhi distratti della città e che qualcuno doveva incaricarsi di raccontare. Ne è nato un archivio immenso, contenente oltre 4.000 scatti e circa 700 campagne pubblicitarie documentate che affliggono e affiggono la femmina al muro!

Sempre nel campo dell’impegno sociale ho concepito dal 2005: Ri-Ciclo. Uno sguardo oltre i rifiuti una ricerca con oltre 1000 scatti che interpreta in maniera artistica il trattamento dei rifiuti differenziati e fa riflettere sull’importanza del gesto ecologista di ridurre lo spreco di risorse, ricreando nuova materia; Vic. Il parco-non-giochi spettacolo teatrale per fotografie, mie filastrocche, musica e danza, dedicato a Vittorio Arrigoni sul tema della perdita dello spazio del gioco per i bambini in guerra e nelle migrazioni; Mare clandestino immagini realizzate nei porti della Sicilia sui relitti delle barche abbandonate dai migranti, alla ricerca di tracce di questo dramma planetario e collettivo rispetto al quale molti si sentono estranei. Questa ricerca contiene anche uno spettacolo teatrale con mia regia e drammeturgia, La storia dell’uomo che è partito e non è mai arrivato e delle scarpe che hanno continuato il viaggio al posto suo, fotostoria che ha per protagoniste due scarpe in terracotta e relativi piedi, realizzate dall’artista Carlo Catuogno, che ho fatto metafisicamente camminare per la Sicilia alla ricerca del proprietario scomparso in mare.

Fotografia sociale sono per me anche La città cattiva indagine visuale sui micro-abbandoni della città di Milano che finiscono per disegnare un vestito – brutto da indossare – che non smette mai di essere tessuto e Un fiore di città, ricerca molto più poetica che racconta con delicatezza la problematica dell’uomo metropolitano davanti all’inequivocabile simbolo alla natura in città: i fiori piantati dalle varie Amministrazioni. Ancora Peppino Impastato Antichissimo fiore opera dedicata ai giovani siciliani che hanno combattuto la mafia, simboleggiati allegoricamente da piccoli fiori bianchi che crescono sulla pietra dei blocchi dei templi di Selinunte; Odissea minima lavoro fotografico e teatrale che affianca immagini in bianco e nero con testi di Omero da me selezionati e ritradotti per l’occasione dall’Università di Napoli Federico II, sotto la supervisione di Francesco Puccio, autore e regista con il quale condivido le mie fatiche teatrali, quando queste riescono ad approdare su un palcoscenico. Il lavoro sull’Odissea intende raccontare in chiave allegorica, in un silenzio rispettoso e delicato, i piccoli e semplici gesti quotidiani che i muri del sud collezionano in maniera casuale e tramandano inconsapevolmente, ispirandoci il pensiero.

All’accoppiamento allegorico tra la lavorazione del marmo a Carrara e il mito di Ercole sono ispirate le 12 fotografie de Le dodici fatiche di Carrara mentre, sempre dal sodalizio con Puccio, sono nate La donna e l’uva, opera per fotografie e poesie da me scritte, con musica, danza sulla sensualità terragna della donna, Il Boa primo di quattro testi teatrali scritti per l’opera Chi è il maestro del lupo cattivo? dove la fotografia è in scena,  evocazione intima e sociale ed  Antiquum exquirite oculum.

Del 2006 è la mia monografia Capri! La foglia e la pietra uscita per le edizioni Admira, del 2011 il mio libro più conosciuto: Chi è il maestro del lupo cattivo?. L’immagine della donna nella pubblicità stradale. 1990-2011. Autoprodotto perché rifiutato da tutti gli editori a cui l’avevo proposto.

Con le mie fotografie, realizzo allestimenti per l’arredamento, scenografie teatrali, progetti editoriali, lavori di fotografia industriale artistica. Nel 2010 ho fondato a Milano ICHOME, il primo negozio di fotografia d’autore per un’arte contemporanea sostenibile che poi è diventato il mio marchio di produzione artistica.

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A volte… anche il fotografo finisce in piscina!